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Chernobyl, il mistero degli alberi ‘zombie'
12 maggio 2017

  Alberi, piante e foglie morte presso il sito contaminato non si decompongono né alterano alla normale velocità. Tutto è rimasto misteriosamente congelato nel tempo. Tim Mousseau, professore di biologia alla University of South Carolina e Anders Møller della Université Paris-Sud, hanno fatto delle indagini sulla biologia delle aree radioattive, sia di Chernobyl che di Fukushima, in Giappone.         
Gran parte del loro lavoro è stato svolto nella Foresta Rossa, la famigerata regione boscosa circostante Chernobyl, dove gli alberi si sono “trasformati”, assumendo  un colore bruno-rossastro inquietante prima di morire. I due scienziati hanno notato che i tronchi degli alberi sembravano sostanzialmente invariati, anche dopo un paio di decenni.

Per scoprire cosa stava succedendo agli alberi “zombie” o, più precisamente, ciò che non stava accadendo, il gruppo di ricerca ha raccolto centinaia di campioni del terriccio dai piani forestali che non erano stati contaminati dalle radiazioni e distribuendoli intorno alla zona di Chernobyl. Dopo di che hanno aspettato nove mesi. I risultati sono stati sorprendenti: i campioni collocati in zone altamente contaminate hanno mostrato il 40 per cento in meno di decomposizione di quelli collocati in luoghi incontaminati. Il grado di decadimento era proporzionale al grado di contaminazione radioattiva in ogni sito.

La radiazione è nota per avere effetti dannosi sui microrganismi come batteri e funghi. Recenti ricerche hanno trovato che la terapia con radiazioni può causare gravi complicazioni nei pazienti affetti da cancro, riducendo le popolazioni di batteri utili nell’intestino. Mousseau e altri ricercatori sono preoccupati che l’accumulo di foglie morte sul suolo della foresta rappresenti un pericolo reale. “C’è crescente preoccupazione che ci potrebbe essere un incendio catastrofico nei prossimi anni”, ha detto Mousseau. In caso di un incendio boschivo, 28 anni di foglie non decomposte fornirebbe un combustibile ideale per il fuoco, che potrebbe poi diffondere radiazioni in tutta la regione.

FONTE: LIVE SCIENCE 

Condiviso da: www.diregiovani.it


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